ENERGIE RINNOVABILI IN ITALIA: I TREND DA OGGI AL 2020

Pubblicato da Garnell | aprile 26, 2017 | ARCHIVIO, Energy Management
ENERGIE RINNOVABILI IN ITALIA: I TREND DA OGGI AL 2020

GLI ULTIMI DATI CONFERMANO UN AUMENTO COSTANTE DEL CONSUMO DI ENERGIA PRODOTTA DA FONTI RINNOVABILI

 

Per raccontare la situazione delle energie rinnovabili in Italia, si può partire da un numero: 17,6%. È la quota del nostro fabbisogno coperta da fonti energetiche rinnovabili: l’acqua dei torrenti, l’irraggiamento del sole, la forza del vento, il calore della terra, il potenziale immagazzinato nelle biomasse come il legno o i rifiuti organici. Ma più concretamente, cosa significa?

Provate a pensare a come usate l’energia. Sono i primi gesti con cui iniziate la giornata: accendete la luce, se è inverno vi svegliate in una casa riscaldata, vi preparate un caffè e poi andate al lavoro. L’auto, il treno o il bus che prendete funziona grazie a una fonte energetica, così come l’illuminazione della casa e i fuochi della cucina. Di questi consumi, quasi un quinto oggi sono coperti da fonti rinnovabili.

L’Europa ci aveva chiesto di raggiungere la quota del 17% entro il 2020, l’Italia l’ha oltrepassata con quattro anni di anticipo. Se guardiamo ai soli consumi di elettricità – escludendo quindi il riscaldamento e i trasporti – i risultati sono ancora più positivi: secondo gli ultimi dati ufficiali, nel 2016 per ogni 10 kilowattora consumati, più di 3 sono stati prodotti dalle fonti rinnovabili.

Praticamente, è come se cinque regioni come il Lazio avessero funzionato completamente senza energie fossili. Non solo: ormai non è raro registrare giornate in cui tutta la domanda è coperta al 100% dalle rinnovabili. Per il momento accade soprattutto in estate e nel fine settimana, quando i consumi si abbassano e la resa degli impianti fotovoltaici è massima, ma è il segnale di un cambiamento epocale in atto.

Una trasformazione che negli ultimi anni ha accelerato: basti pensare che nel 2000 le rinnovabili coprivano solo il 5% dei consumi finali. Tra il 2010 e il 2013 la produzione di energia da fonti rinnovabili è cresciuta del 6% l’anno, per attestarsi poi su un tasso medio del più 1,5% degli ultimi tre anni. Un’evoluzione che ha innescato un cambio di modello: la produzione di energia è sempre più distribuita sul territorio, in impianti più piccoli e in genere con un impatto ambientale minore. In futuro le centrali, grandi poli di produzione di energia, saranno sempre di meno e quelle che ci saranno funzioneranno per un tempo sempre minore, venendo in soccorso solo quando le rinnovabili da sole non riusciranno a coprire tutta la richiesta di energia del Paese.

Una prospettiva di cui anche i grandi consumatori di energia possono approfittare, con benefici significativi. Se infatti realizzare impianti per produrre energia da fonti rinnovabili può richiedere investimenti corposi, con il supporto di un energy manager si può trovare la propria via alle rinnovabili e identificare i vantaggi di medio e lungo periodo, sia per il portafoglio, sia per l’ambiente, il Paese e le generazioni future.

Le ricadute si possono già toccare con mano. Tra il 2005 e il 2015, in Europa le emissioni di Co2 sono diminuite del 10% grazie alla crescita delle rinnovabili. E impatti positivi si sono registrati anche a livello occupazionale: solo nel settore delle rinnovabili elettriche in Italia oggi sono impiegate in modo permanente 35mila persone, che potrebbero diventare 50mila nel 2020.

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