NON SOLO CAPITALI FRESCHI

Pubblicato da Garnell | ottobre 9, 2017 | ARCHIVIO, Investimenti

Dall’iniezione di nuove competenze che accrescono la competitività
all’aumento occupazionale, l’ingresso dei private equity
porta benefici misurabili per le aziende


Perché aprire il capitale dell’azienda a investitori esterni alla famiglia e con un approccio al business che potrebbe creare problemi di convivenza? È il quesito che molti imprenditori si pongono quando vengono a conoscenza di un potenziale interesse da parte di fondi di private equity. Ovviamente non è il caso delle realtà che hanno un bisogno urgente di nuovi capitali per andare avanti o che hanno già elaborato un piano di crescita, acquisendo la consapevolezza di non poter fare tutto da soli perché magari il canale bancario tiene i cordoni della borsa troppo stretti o perché occorrono energie fresche per penetrare o sviluppare nuovi mercati.

Le analisi

A questo proposito si possono citare diverse ricerche che analizzano l’impatto dei fondi private sull’azienda oggetto d’investimento, a cominciare da quello che per molti è l’aspetto più critico, vale a dire l’impatto occupazionale. “Gli investitori spolpano l’azienda, riducono i costi ai minimi, così diventa più facile rivenderla”, è una delle frasi che più spesso vengono pronunciate da chi guarda con diffidenza agli investitori istituzionali. Una ricerca targata Pwc tuttavia smentisce questa percezione. Considerando un periodo abbastanza ampio come il 2005-2015, le aziende italiane partecipate da private equity e venture capital hanno registrato un aumento dell’occupazione nell’ordine del 4,9%, a fronte del -0,5% del mercato del lavoro nazionale nel suo insieme. Considerando solo il periodo 2013-2015, le aziende con azionisti istituzionali hanno registrato un progresso dei dipendenti nell’ordine di 12mila unità. Né si può credere che le ricadute siano limitate solo alla fascia manageriale, dato che in questo ambito il progresso nel decennio considerato è stato del 3,4%, quindi sotto la media.

Crescita continua

Questi risultati trovano spiegazione nel fatto che i fondi, iniettando nelle aziende non solo capitali freschi, ma anche competenze, e potendo contare su una rete diffusa di contatti, possono consentire alle imprese destinatarie degli investimenti di affrontare meglio i mercati. E infatti non è un caso se nell’ultimo decennio queste aziende hanno registrato una crescita media annua dei ricavi del 4% superiore alla media.

Mercato al decollo

Queste analisi, combinate con le tematiche di passaggio generazionale che stanno interessando molte aziende italiane e con una maggiore apertura verso il mercato da parte delle giovani generazioni, promettono di sostenere il decollo del private equity nel nostro Paese.

Secondo un’analisi di Unquote (pubblicazione specializzata nel mondo del private equity), nel primo semestre di quest’anno sono stati annunciati 53 operazioni di compravendita di quote di imprese (deal) nella Penisola, che vedono coinvolti fondi private. Un livello che è sostanzialmente in linea con il primo semestre del 2016.  Gli spazi di crescita, se consideriamo che le analisi Preqin condotte su scala globale segnalano tra 4mila e 6mila operazioni a semestre nell’ultimo triennio.

Il consolidamento in atto della crescita mondiale potrebbe convincere definitivamente diversi imprenditori che iniziano a valutare questa opzione.

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